Gianluca Diegoli è un professionista con oltre venti anni di esperienza che si occupa di marketing, business online e di eCommerce. Dopo una lunga esperienza in aziende come Crif, Telenor, Tiscali, LVMH e Ducati, ora aiuta le aziende sue clienti a definire — e mettere in pratica — la strategia digitale e di vendita online.
Nel 2012 ha fondato, con Alessandra Farabegoli, digitalupdate.it, una delle “scuole” digitali più frequentate in Italia.

È professore a contratto in IULM e dal 2004 gestisce minimarketing.it, uno dei blog di marketing più letti in Italia. Gianluca è anche autore di vari libri, tra cui Mobile Marketing, edito da Hoepli, e Social Commerce, di Apogeo.
Lo trovate su Linkedin, Twitter e svariati altri social, sempre come @gluca

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D1. Qual è il tuo background professionale?

Sono uno di quelli che hanno studiato il marketing “tradizionale”, con una laurea in Bocconi ecc. ecc., che però è rimasto abbagliato dalla rivoluzione della Rete e da allora non se ne è più staccato. Anche adesso, credo che il marketing digitale sia semplicemente “il marketing contemporaneo”, anzi, una parte organica del marketing, senza prefissi, che deve essere attuale, oppure semplicemente non è.

2. Per chi fa marketing e comunicazione online gli strumenti tecnici hanno una incidenza notevole. Ci sono strumenti che richiedono tecnici professionisti e strumenti, come WordPress, decisamente più democratici. Qual è la tua personale esperienza e quella dei tuoi clienti con WordPress?

La comunicazione ha modificato gli strumenti. Gli strumenti hanno modificato la comunicazione. La facilità della pubblicazione online ha dato la stura a una quantità di contenuti mai vista nella storia del marketing e dell’umanità. WordPress è stato uno di questi, assieme a Facebook probabilmente: ogni azienda può parlare direttamente e facilmente con il proprio pubblico. Naturalmente questo ci ha messo di fronte un’evidenza: che molte aziende, avuto lo strumento, non sapevano cosa raccontare, perché non sono abituate a farlo. WordPress credo sia lo strumento principe per iniziare a raccontarsi: perché toglie le scuse tecniche. Più facile e immediato di così non si può andare: “ora sta a voi metterci i contenuti”.

3. Inbound marketing, social media marketing, SEO, advertising, e tutte le altre leve del marketing digitale richiedono un’ampia gamma di competenze. Quali competenze/professionalità sono oggi necessarie ad un’azienda che intende fare del serio marketing online?

Credo che sia necessario capire il marketing, prima di usare gli strumenti, che probabilmente diventeranno sempre più terreno per specialisti. Proprio l’alta professionalità necessaria per gestire advertising online e in generale web marketing rende obbligatorio, per chi sta in azienda, riuscire a unire i puntini, a capire lo spirito degli strumenti per farli lavorare assieme per gli obiettivi aziendali. Chi lavora in azienda deve diventare un direttore d’orchestra.

4. Quanto sono propense le aziende italiane ad investire in un serio piano di marketing online e offline?

Le situazioni sono molto differenti. Ci sono casi di grandi aziende dove la performance online viene vagliata attentamente, anche se spesso in modo poco integrato, a silos, tra marketing, comunicazione, CRM, ecc. Nelle PMI è il contrario: la maggior parte non ha un piano di investimenti nel marketing, e nemmeno nell’online, molto spesso si usano gli strumenti in modo estemporaneo e scollegato da un piano generale. In generale l’Italia non ha mai avuto aziende basate sul marketing, ma solo e sempre sul prodotto. Poi ci sono bellissime eccezioni, che nascono spesso dall’illuminazione e dal “buttare il cuore oltre l’ostacolo” di singoli imprenditori o manager.

5. Veniamo all’ecommerce. La facilità con cui si mette onine un negozio online, specialmente quando si utilizzano strumenti come WordPress, può far ritenere che sia semplice aprire e gestire un negozio virtuale. Quali sono le necessarie analisi organizzative/gestionali che un’azienda deve fare prima di avviare un’attività di vendita online?

Anche in questo caso, la facilità con la quale apriamo un ecommerce (anche noi in Digital Update usiamo WordPress e Woocommerce) può trarre in inganno sulla facilità della gestione. Il problema non è più fare lo store: è portare traffico e soprattutto fare in modo che le persone comprino, in un mercato ipercompetitivo e in cui i prodotti sono ovunque.
Manca molto spesso il modello di business, non l’infrastruttura.

Con WordPress il problema non è più fare lo store, ma è portare traffico e soprattutto fare in modo che le persone comprino, in un mercato ipercompetitivo e in cui i prodotti sono ovunque 📲 @glucaClick to Tweet

6. Ci racconti qualcosa della tua esperienza accademica?

È nata dall’esperienza del Master in Social Media IULM, probabilmente tra i primi in Italia, nato per la lungimiranza del prof. Guido Di Fraia, che ha fatto da modello per innumerevoli master universitari. Dal master alla specialistica, è stato un passaggio lineare: devo dire che è sempre una grande emozione plasmare quelli che saranno i professionisti e i manager di domani, che studiano un marketing già digitalizzato. Certo è un gran impegno – anche fisico! – ma è sempre una soddisfazione vedere dei ragazzi farsi poi strada negli anni successivi.

7. Tra le tue molte pubblicazioni, spiccano i due libri Mobile Marketing (edito da Hoepli) e Social Commerce (di Apogeo). I due libri sembrano accomunati da una parola chiave: relazioni. Che tipo di relazioni deve instaurare un’azienda con i propri clienti potenziali e reali per avere successo online?

Vero, non ci avevo mai fatto caso! La relazione in un mondo digitale è più importante che in un marketing analogico. Più alternative, tanti prodotti sostituibili, minore attenzione, disillusione verso i brand, disintermediazione da parte di piattaforme come Amazon. Tutto rende più complicata la fedeltà al brand, tutto rende più semplice la promiscuità.
La relazione inizia sempre da cura, servizio, rilevanza, ascolto. Si costruisce cercando di essere di aiuto alle persone, ancora prima che fornitore preferito. Il successo ormai è online se è anche offline e viceversa. Le relazioni si costruiscono senza soluzione di continuità online e offline, in ogni touchpoint, dal commesso in negozio fino al chatbot su Messenger.

8. Leggendo le mille cose che pubblichi online, sembra che tu abbia davvero pochissimo tempo libero. Cosa ti piace fare quando non sei al lavoro?

È il problema di essere appassionati di ciò che si fa, non si smetterebbe mai. In realtà per me scrivere è anche una passione, come la condivisione e la conversazione. E comunque fuori dal lavoro ho una famiglia, un paio di gatti, molti libri letti e da leggere e un backlog di serie tv e film infinito 🙂

9. Chi dovremmo intervistare dopo di te e perché?

Mi piacerebbe che intervistaste il gruppo di Marketers Festival, perché sono ragazzi giovani, in gamba e con molta voglia di condividere: hanno pure un blog, e di questi tempi è una nota di merito.


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